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Raffrescamento a pavimento: pro e contro


Scritto il 11 giugno 2019 - Da - In Guide alla ristrutturazione - Con 198 Visualizzazioni

Raffrescamento a pavimento: pro e contro

Camminare a piedi nudi su un pavimento gelido per trovare refrigerio all’afa estiva. Non è un sogno, ma un’idea da sfruttare per la propria casa realizzando un impianto di raffrescamento a pavimento.

I sistemi a pavimento radiante per la climatizzazione estiva sono una valida alternativa ai condizionatori, sia in ambito residenziale che per uffici ed esercizi commerciali. Quali sono i vantaggi di questo tipo di impianto e i fattori da considerare per l’installazione? Scopriamolo in questa guida.

Come funziona un impianto di raffrescamento a pavimento

Per installare pannelli radianti a pavimento, occorre partire dalla stesura di una serpentina in pvc dal diametro ridotto, che viene generalmente annegata nel massetto sul quale è posato il pavimento.

Gli impianti di raffrescamento a pavimento funzionano per irraggiamento: sfruttano cioè il principio fisico per il quale un corpo caldo cede sempre calore a un corpo freddo.

Il fluido vettore utilizzato è l’acqua, che d’inverno scorre nelle serpentine a una temperatura di 35°, mentre d’estate viene immessa nel circuito a circa 15-18°. In questo modo, nella stagione più fredda l’impianto riscalda l’ambiente cedendo calore, mentre nel periodo estivo lo assorbe.

È quindi possibile utilizzare un unico impianto per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti, posto che tale ipotesi venga prevista fin da principio e che nelle serpentine possa scorrere sia acqua calda sia acqua refrigerata.

sistemi a pavimento

I vantaggi del raffrescamento a pavimento

Gli impianti di raffrescamento a pavimento presentano numerosi vantaggi rispetto ai sistemi più tradizionali.

Il primo beneficio è di carattere estetico: i pannelli radianti sono infatti invisibili, silenziosi e a ingombro zero, in quanto integrati nella struttura.

Diciamo addio alle fastidiose correnti d’aria del condizionatore, causa di mal di collo e mal di testa. Con il raffrescamento a pavimento, la distribuzione della temperatura è omogenea e senza flussi d’aria. Questo impedisce anche la movimentazione delle polveri depositate a terra, che invece il condizionatore tende a mettere in moto.

La riduzione dei consumi e dell’impatto energetico è un altro degli aspetti da considerare. Il risparmio in bolletta è sensibile, con costi di funzionamento annui più bassi del 25-30%. 

Nel complesso, anche i costi d’acquisto e d’installazione si riducono, in quanto un unico impianto può garantire due funzioni, riscaldamento e raffrescamento. Inoltre, interfacciarsi con un solo sistema di regolazione rende tutto più facile ed immediato.

Raffrescamento a pavimento: i fattori da valutare

La realizzazione di un sistema di raffrescamento a pavimento va valutata in relazione agli standard energetici della nostra abitazione. Infatti, tale sistema è adatto a edifici con ottimo isolamento termico: in caso di scarso isolamento, infatti, la casa si riscalderebbe più rapidamente di quanto si raffreddi.

Nel caso si abbia invece la necessità di riscaldare o raffrescare gli ambienti in modo rapido, i pannelli radianti a pavimento non sono la soluzione più adatta per la nostra casa.

Uno degli svantaggi connessi all’installazione di un sistema a pavimento è la possibile formazione di condensa nelle parti più fredde, in prossimità del massetto. Per tenere sotto controllo il fattore umidità, dobbiamo quindi dotarci di un efficace sistema di deumidificazione dell’aria.

Dopo aver valutato le caratteristiche della nostra casa, potremo decidere a quale impianto affidarci per sfuggire alle roventi temperature estive. Sarà un classico condizionatore o un moderno sistema a pavimento?

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